lunedì 12 gennaio 2015

Meno male che si basano sui giornali e non su facebook sennò il Presidente Napolitano mi avrebbe già smitragliato contro

Quando si parla di Catari o Albigesi si definisce un gruppo di eretici vissuti durante il Basso Medioevo nella Francia meridionale. Secondo il Catarismo, il Dio dell'Antico Testamento è malvagio; si riconosce una concezione dualistica delle forze che tentano di dominare le anime degli uomini, Dio da una parte e il Male con il Rex Mundi dall'altra. Lo stesso mondo in cui viviamo è dominato dal diavolo, per cui c'è bisogno di vivere secondo castità (per non generare altri figli/schiavi del Male), umiltà e povertà (per non lasciarsi vincere dalle tentazioni di un mondo diabolico).
Dopo vari richiami e trattative infruttuose culminate con l'omicidio del legato papale, nel 1209 papa Innocenzo III indisse una Crociata contro gli Albigesi, che si concluse con la sconfitta degli eretici e la messa a rogo dei superstiti non abiuri.

La Crociata contro gli Albigesi assume in questi giorni una valenza interessante per almeno due motivi :
1. La Chiesa cattolica non indice più Crociate nè inquisisce gli eretici con l'ausilio di vergini di Norimberga, fruste e supplizi dell'acqua: almeno, non mi pare che sia stato riservato questo trattamento a monsignor Milingo... E nemmeno alle persone che conosco con una concezione della divinità quantomeno peculiare!
2. Considerando la contrapposizione manichea tra Bene e Male presente nel Catarismo, sembra quasi che lo sterminio di questo movimento sia avvenuto per una mera questione di percentuali: bastava pensare a un Dio onnipotente e a una malvagità meno diffusa, e con un pò di sofismi e supercazzole sulle altre credenze catare non riconosciute da Roma magari la pellaccia era salva.

Da cittadino italiano del XXI° secolo potrei vedere la Crociata contro gli Albigesi come un eccidio programmato, e lo potrei condannare auspicando che eventi simili non capitino mai più in nome della libertà di credo. D'altro canto, come commentare degli avvenimenti accaduti 800 anni fa con una mentalità tanto diversa dalla loro? Non credo che gli eretici fossero visti dai Cristiani tanto diversamente da come avrebbero potuto vedere un branco di demoni, inoltre alcune credenze catare erano veramente assurde e insensate anche ai nostri occhi: pratiche di mortificazione della carne venivano attuate anche dai bambini, che a quei tempi sono sicuro che non avessero nulla di cui pentirsi, semplicemente perchè ancora non usavano facebook nè Youtube.


Quello che è successo è  il frutto di azioni e reazioni tipiche degli uomini di quel periodo, che si facevano muovere da valori invariabilmente diversi da quelli che muovono noi: se poi si pensa che gli ideali sono diversi da persona a persona, si capisce che è difficile riuscire a codificare il concetto di "azione giusta" in maniera assoluta. Distruggere un movimento ereticale in ascesa era ampiamente giustificato nel XIII° secolo (basti pensare all'importanza della stabilità politica in una regione strategica e economicamente prospera), non oggi. Cari lettore, potete quindi stare  tranquilli: anche se pensate che Lory Del Santo sia un angelo del Paradiso, credo che Papa Francesco non esorterà la Cristianità a tirarvi fuori da casa mentre vedete in tv l'Eredità e a darvi fuoco!

Per questi motivi commentare le vicende storiche facendo riferimento a valori personali è divertente ma fine a se stesso: si possono trovare plurime chiavi di lettura ma, per quanto originali siano, la sequenza degli eventi non cambia (e soprattutto diventa un esercizio non troppo diverso da quello di commentare i vizi della nostra classe politica, tanto per fare un esempio).


In questi giorni abbiamo commentato e ricommentato i bruttissimi momenti che ha dovuto fronteggiare la Francia, e stiamo assistendo a un fenomeno quantomeno curioso: l'attacco terroristico alla redazione di "Charlie Hebdo" ha elevato un gruppo di disegnatori dissacranti al rango di paladini della libertà di espressione.
Io non conoscevo le vignette satiriche di questo periodico: non avendo mai sfogliato le pagine della rivista e non parlando il francese, e leggendo alcune esternazioni su fb mi sono fatto l'idea che fosse una sorta di Vernacoliere ancora più blasfemo e un po' più impegnato... D'altro canto io il Vernacoliere l'ho letto solo una volta quando avevo 14 anni, mentre per il resto della mia vita mi sono gustato solo i divertentissimi quanto sboccati titoli...

Vabbè, io la mia verità ve la racconto: non so che cazzo pensare di questa rivista francese, nonchè dei suoi disegnatori e dei suoi editori. Non so che persone siano state nè so quanto delle loro opere sia da attribuire a irriverenza, pregiudizio, odio, scherno, blasfemia. Non so se avessero delle linee editoriali, o al contrario si sono sempre permessi di toccare i nervi scoperti del malcostume, delle incongruenze e del degrado. 
Se davvero di libertà di espressione estrema si è trattato e non di altro, immagino che, in questo mare di retorica, i disegnatori ammazzati brutalmente avrebbero ridicolizzato la loro stessa uccisione con una delle loro vignette.
Ma cosa importa? Il loro ruolo è stato ormai trasfigurato, e la loro morte viene adesso vista come un sacrificio in nome degli ideali europei: un'opinione in più o in meno non cambia la destinazione dell'hashtag "Je suis Charlie".

A pensarci bene, cosa è cambiato?

Nell'Europa del XIII° secolo l'eresia era punita con la morte, 800 anni dopo le cose sono cambiate e puoi credere anche al pastafarianesimo o lasciarti andare all'idolatria dei Lego: nessuno ti ammazzerà. Nell'Europa del XIII° secolo non si poteva dire tutto quello che si pensava, perchè dichiarare il più nobile degli intenti poteva comunque arrecare dei danni gravissimi a te e a chi ti stava più a cuore: per quanto bassi fossero i tassi di abusivismo edilizio e di occupazione, l'Europa del XIII° secolo non era un porto franco dove il rispetto per le idee altrui veniva accettato da tutti. 

Nell'Europa di oggi questo concetto, seppur magari ridimensionato, vale ancora.

mercoledì 24 dicembre 2014

Pondera e agisci

Da quando ho inziato ad ascoltare i blink-182 tendo ad associare il periodo di Natale a una loro canzone, "I won't be home for Christmas": è un aspetto che per certi versi lo trovo curioso, considerato che in genere la critica implicita verso l'ipocrisia da festività natalizie non la condivido in pieno, anzi! Io penso che, essendo fondamentalmente la nostra una società  di bastardi,  fare finta per due settimane di preoccuparsi per gli altri e di condividere un momento di gioia è un aspetto positivo, perchè quantomeno limita gli atti animaleschi che siamo soliti riservare al prossimo... Per dire, durante le festività natalizie io non ci penso nemmeno a derubare mio fratello o a cercare di iscrivere i miei cani a qualche torneo clandestino di lotte tra animali per poi scommetterci contro: in seguito, magari dopo l'Epifania,  potrò sempre rifarmi del male gratuito rimasto in arretrato, ma il rinvio non potrà che essere benefico nei confronti delle tasche di mio fratello, che potrà continuare a scommettere centinaia di Euro sugli under del Palermo, e dei miei cani, che avranno due settimane di vita in più rispetto a quanto previsto... Insomma, quale sarebbe la magia del Natale se non questa?

(Caro lettore, sento la tua nota di disappunto, ma io rimango comunque della mia idea, e anzi ti dico una cosa: il 7 Gennaio fossi in te metterei al sicuro la macchina, non vorrei che qualcuno ti fori le ruote per sbaglio...)

Tornando a "I won't be home for Christmas", ha un testo molto spassoso, come gran parte delle canzoni dei blink-182 del resto; la parte strumentale, sin dai primi secondi, fa immergere l'ascoltatore nella tipica atmosfera natalizia, e il risultato è decisamente esilarante e orecchiabile. Questa canzone mi piace così tanto che, se dovessi condividere su facebook una canzone che tratta temi natalizi, sarebbe di sicuro questa: adesso, dopo le usuali venti righe di preamboli, posso finalmente spiegare il motivo per cui sto parlando proprio di questa canzone.

Dovete sapere che soffro di una particolare forma di disturbo ossessivo-compulsivo: in pratica mi succede che, durante tutto l'anno, non faccio altro che pensare al momento in cui arriveranno le festività natalizie per condividere sulla bacheca di facebook questa canzone, e ricevere mi piace, e leggere commenti entusiastici da parte di tutti su quanto sia divertente risentire un pezzo dei blink, e ricevere proposte oscene che rifiuterò perchè sono fidanzato. Questo pensiero intrusivo, per fortuna, riesco a scacciarlo ogni volta cercando video di youtuber tredicenni che commentano cose a caso. 
 
(A proposito, è giunto il momento di aprire una parentesi seria. Tutti offendono quel pirla di Francesco Sole, ma non capiscono che il male va estirpato alla radice prima che sia troppo tardi: se volete sfogare le vostre frustrazioni su qualcuno, lasciate perdere chi è già diventato troppo famoso per essere scalfito dalle vostre critiche e puntate il vostro fiele sulle giugulari di Gazzarrini, giusto per evitare che da arbusto puzzolente del web si trasformi in una sequoia di merda visibile a tutti).

Insomma, ho questo difettuccio del cervello, che ci posso fare! E ogni anno, puntualmente, in questo periodo mi lascio andare a ore di ragionamenti sul periodo migliore in cui condividere la canzone: che sia immediatamente dopo l'8 Dicembre? L'antivigilia di Natale? Santo Stefano? La Befana? 
È facilmente intuibile la conclusione: finisce ogni volta che faccio passare il tempo e non condivido nulla, e rimando le mie aspirazioni all'anno successivo. Anche quest'anno era destinato a fare la stessa fine, ma all'improvviso ho pensato che mettere il link alla mia canzone sul blog era la scappatoia perfetta per metterla in quel posto al mio disturbo psichiatrico incurabile... Oggi 24 Dicembre 2014, la vigilia di Natale, ho finalmente realizzato il mio sogno!!!!!!




PS: giusto per alimentare ancora il mio disturbo ossessivo-compulsivo, pubblicare questo link per uno qualsiasi dei Natali passati sarebbe stato ancora più d'effetto: non solo periodo di Natale, non solo canzone piacevole da ascoltare, ma anche corrispondenza tra il titolo della canzone e il modo in cui passo di solito il Natale!!! Probabilmente se fossi stato dai miei parenti anche per queste vacanze e avessi pubblicato il link mi troverei coccolato dal mio mentore DJ Francesco a una delle tante presentazioni del mio libro; invece, trovandomi a casa mia, il massimo a cui posso aspirare è un reality girato dentro un container di Agon Channel.

martedì 11 novembre 2014

In questo post ho parlato troppo poco di quella merda di "Mickey Mouse - Il topoclub"

Uno degli aspetti che trovo più fastidiosi dell'essere nostalgici per i bei tempi andati è senza alcun dubbio la mistificazione del passato. Sicuramente l'importanza dei ricordi è innegabile (chi saremmo noi senza le esperienze vissute in precedenza?), d'altro canto ciò non dovrebbe presupporre la magnificazione di tutto quello che ci ha riguardato in un momento felice della nostra vita. Proprio per questo motivo rimango sempre un pò perplesso nel sentire opinioni di certuni su vecchie serie TV e cartoni animati datati, che secondo loro rappresentano il non plus ultra dell'intrattenimento a prescindere dalla qualità dei programmi più recenti.
Naturalmente non sto dicendo che se non avessimo dato un valore affettivo a queste visioni saremmo tutti pronti a sputare su "Dragon Ball Z" o "Mickey Mouse-Il topoclub" a prescindere e a imprecare su Akira Toriyama e Saddam Hussein: sono dell'idea, invece, che prima di incorniciare di cuoricioni imperituri il ricordo di una serie, bisognerebbe sempre tenere a mente che le nostre preferenze derivano da gusti personali, non oggettivi insomma.
In sintesi mi dispiace, ma bisognerebbe evitare di dire cose del tipo "Cari miei amici nostalgici del Terzo Reich, c'è poco da fare: cartoni belli come Candy Candy non ne fanno più"...

... Ed è esattamente qui che si arriva al nocciolo del mio problema.

Dovete sapere che sono un pò bricconcello quindi, dopo avere fatto pitturare con l'inganno la staccionata di casa mia da passanti cerebrolesi, ho deciso di combinare una marachella delle mie dicendovi una bugia. Bugia è riduttivo: diciamo fandonia allora? Meglio stronzata forse? Sì, stronzata è meglio! La stronzata gigante in questione, ed è proprio una stronzatona biblica, ve l'ho detta prima quando vi ho detto che discorsi come quello preso precedentemente ad esempio mi lasciano perplesso. 
Purtroppo, e qui si cela la menzogna, non è vero che mi lasciano perplesso. CAZZO, NO. La verità è che mi fanno proprio incazzare!!!!! Ma non incazzare per finta, mi fanno incazzare FORTISSIMOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO

Mammina mia!!!!! Perchè quando dicevo le bugie da bambino non mi davi una passata di legnate invece di portarmi a vedere le lotte tra galli per premio?

Vi spiego prontamente il motivo. Se le nostre preferenze sono dominate dai nostri gusti personali, vien da sè che la mia opinione vale quanto la tua, ergo: se mi vieni a sparare una sentenza con un tono così assoluto, insindacabile, solenne... No, non sono ancora sufficientemente chiaro, ricomincio: se mi vieni a sparare una sentenza con un tono così assoluto, insindacabile e solenne, e soprattutto se questa sentenza riguarda il valore artistico di una serie a cartoni animati degli anni '90, riconosciuto per giunta quando ancora non sapevi farti il bidet senza l'aiuto dei tuoi genitori, sappi che in cuor mio inizio a pensare che tu sia un deficiente... A meno che:
A) Tu non abbia davvero visto tutti i cartoni animati del passato, presente e futuro:  potresti avere ragione tu, ma sarebbe interessante capire se ne sia valsa la pena sprecare la tua esistenza in quel modo: immagino che, dopo avere ribattuto che nemmeno passare le giornate dietro ai Lego è una buona idea, avremmo concluso il discorso con l'astenerci da dichiarazioni conclusive
B) Tu stia parlando di Adventure Time: ecco, in questo caso non avrei nulla da obiettare, anzi nessuno avrebbe nulla da obiettare, e, visto che stiamo parlando di Adventure Time e non di una qualsiasi altra robaccia trasmessa in TV, credo che sia giusto aspettarsi una stretta di mano, un applauso, una donazione in denaro per avere espresso un giudizio così veritiero e impeccabile.

 A mio avviso il fascino trasmesso da "Adventure Time" si fonda soprattutto sull'imprevedibilità: ogni puntata è densa di colpi di scena e di situazioni paradossali, e il repentino e frequente cambio nel registro stilistico induce lo spettatore a farsi trasportare dal ritmo sincopato degli eventi senza dovere farsi troppe ragioni se manca qualche nesso logico qua e là... Si rimane estremamente spaesati, ma è un'esperienza così piacevole che la mancanza di punti di riferimento riesce a fare quello che raramente altre serie riescono a fare: quando vedo Adventure Time mi diverto nel vero senso della parola! E poco importa se sono episodi già visti: questo modo di trattare le situazioni in un modo un pò schizofrenico, alternando momenti profondamente tenerelli o esilaranti ad altri decisamente spaventosi, è il meglio che io possa chiedere a un programma di intrattenimento. Quando poi nella stessa scena convivono personaggi tenerelli ed esilaranti con altri spaventosi credo di ottenere il massimo del divertimento a cui possa ambire guardando una serie TV (prendersi a legnate durante una serata in discoteca e lanciare a mò di regalo scatole di biscotti dentro ascensori sono emozioni ancora irraggiungibili): se non capite di cosa sto parlando, cercate di immaginare un micetto insieme a un terrorista islamico, e avrete afferrato il concetto.
E se non capite perchè mi piace così tanto Adventure Time nonostante l'abbiate già visto, e non vi capacitate di questa mia passione che considerate mal riposta, sappiate solo una cosa: gran pezzi di deficienti, vi sto aspettando per prendervi a calci nel culo e farvi cambiare idea con le cattive, perchè, cari miei, c'è poco da fare: cartoni belli come Adventure Time non ne fanno più!

Papino mio!!!!!!!!!!! Perchè mi hai reso un cane rabbioso che cerca la rissa anche quando si parla di cose innocue?



domenica 26 ottobre 2014

I coniugi Brambilla (parte 1)

Il giovane ce l'aveva fatta, per l'ennesima volta.


Molte persone si lamentano, e a ragione sicuramente, dei disservizi causati da Trenitalia: ritardi, cancellazioni e dissidi col personale sono il fulcro dei numerosissimi resoconti di pendolari e viaggiatori occasionali, racconti che, per quanto vari possano apparire, condividono la stessa morale: Trenitalia fa schifo.

Era chiaro a tutti che i disagi causati dalle ferrovie italiane ai suoi passeggeri fossero innegabili, ma il giovane non si era mai troppo occupato di queste faccende, perchè sapeva di essere in debito. 
Il numero di treni presi per miracolo perchè partiti più tardi del previsto e di coincidenze azzeccate era troppo alto per potere essere enunciato al resto della sofferente popolazione: il giovane, ancora madido di sudore per essere riuscito ad acciuffare l'ennesimo treno in partenza in extremis, sorrideva pensando al segreto privilegio di cui godevano lui e forse altri 3 o 4 abitanti di tutta Italia, e così, salutato l'accigliato passeggero di fronte a lui, si preparava a sfruttare le due ore di viaggio nel modo più proficuo possibile leggendo un libro.

Il treno era già partito da qualche minuto, e il giovane aveva momentaneamente rinviato l'inizio della lettura per consolare goffamente l'accigliato passeggero: c'era assoluto bisogno che quel treno giungesse a destinazione in orario, e  no, non era possibile accumulare 10 minuti di ritardo ancora prima di avere lasciato la stazione di partenza, trenitaliadimerda! 
Mentre il giovane tentava di placare l'accigliato passeggero con improbabili "Mi dispiace/ci siamo passati tutti/non sa quanto mi fanno rabbia queste cose/magari recupera", tralasciando il fatto che senza il ritardo nella partenza lui non sarebbe mai riuscito a salire su quel treno, lungo il vagone procedeva spedita una coppietta cinese. Il giovane e l'accigliato passeggero si voltarono verso i due orientali, che nel frattempo stavano prendendo posto nella loro stessa fila, dall'altra parte del corridoio: a entrambi non era sfuggita la mano della ragazza che si era energicamente poggiata sul sedere del ragazzo, ragion per cui l'accigliato passeggero, ora ben conscio del fatto che il ritardo a un'occasione importante può essere comunque più appetibile del preludio di un amplesso consumato di fronte a te, decise di fare cadere il discorso che fino a poco prima lo faceva tanto imbestialire.

Il giovane, d'altro canto, era piuttosto incuriosito dalla coppia: innanzitutto, perchè si erano messi uno di fronte all'altro se c'era abbastanza spazio per mettersi uno accanto all'altra e avvinghiarsi come sembrava volessero fare? Il ragazzo aveva le unghie del mignolo molto più lunghe delle altre, vezzo tanto caro agli abitanti del Sol Levante e del quartiere Brancaccio di Palermo? E soprattutto, era una sua impressione o erano ubriachi?
La lettura era resa assai difficoltosa da queste domande che ogni tanto si ripresentavano nella sua testa, impazienti di risposte necessitanti approfondimenti scabrosi; così, mentre nel paese delle nevi si consumava la storia d'amore tra Shimamura e Komako ma non si dava nessuna delucidazione sulla lunghezza delle unghie delle mani di chicchessia, il controllore si materializzò nella carrozza di fronte al suo scompartimento.
Il giovane chiuse il libro e tirò fuori il cellulare, mostrando il codice del biglietto al dipendente delle ferrovie, che annotò prontamente e procedette alla verifica successiva. Una sequenza di eventi banale, che comunque fece sghignazzare i due innamorati: il giovane, leggermente imbarazzato e allo stesso modo infastidito, si voltò verso la coppietta, non capendo cosa ci fosse di tanto ridicolo nel mostrare il biglietto elettronico sul cellulare, e i due distolsero subito lo sguardo da lui, facendo finta di guardare in un'altra direzione.

"E i due cincillà non li controlla?"
L'accigliato passeggero in tono polemico aveva intanto deciso di confrontarsi col controllore, dopo che quest'ultimo non gli aveva saputo dare ragioni sul ritardo del treno. Il controllore ribattè:
"Guardi, lei non ha alcun diritto di parlare a me o agli altri passeggeri del treno in questo modo."
"Io invece il diritto ce l'ho eccome! Ho tutto il diritto di sapere se dopo le convenzioni con la Serie A e i musei, ora Trenitalia ne ha fatta una nuova con la Triade!!!! Perchè non glieli controlla i biglietti a quei due? Quanto mi fate incazzare voi di Trenitalia, la gentilezza e la puntualità l'avete dimenticata tutta sui treni ad alta velocità, ma porc..."
L'alterco proseguiva, e mentre il controllore spiegava all'accigliato passeggero che la coppietta viaggiava insieme a un'altra persona che deteneva tutti e tre i biglietti già personalmente validati, il giovane era giunto alla conclusione che la coppietta probabilmente non capiva una parola di italiano: effettivamente, proferivano a malapena parola, e tutto quello in cui si limitavano a fare era scambiarsi sguardi beati, come se fossero ignari delle varie offese razziste gridate fino a quel momento. Se prima il giovane provava sincero disprezzo nei loro confronti, adesso non sapeva assolutamente che idea farsi di quei campioni inconsapevoli di intolleranza; il controllore e l'accigliato passeggero, invece, avevano appena espresso le loro considerazioni finali sulle altrui madri, mogli e figlie, e di comune accordo presero la decisione, accompagnata da qualche bestemmia, di risolvere l'alterco con i pugni nella stazione dove il treno si era appena fermato.
I due si allontanarono dallo scompartimento, e il giovane ebbe modo di notare un paio di scarpe da donna dall'altra parte del corridoio, vicino alla ragazza sempre più sorridente, ed ebbe modo di scoprire un evento alquanto rilevante.

Secondo Wikipedia il vomito è "un atto riflesso, e che si può manifestare in seguito a sollecitazioni provocate in zone trigger, quali la faringe e la Chemoreceptor Trigger Zone nel cervello, nonchè con una stimolazione adeguata dell'intestino e dello stomaco. A ciò si aggiungono i recettori periferici stimolabili da odori, sostanze chimiche, tossine, farmaci, stimoli meccanici, pressione endocranica (a causa di tumori o edemi cerebrali, nonché in caso di trauma cranico o infarto cerebrale in corso in zona cerebellare o in prossimità dei nuclei vestibolari). Questi stimoli afferiscono ai neuroni della sostanza reticolare del tronco dell'encefalo, centro afferente della reazione emetica, provocando l'eiezione del contenuto addominale dal cavo orale, solitamente accompagnata da nausea o scialorrea. A questi centri del vomito arrivano anche afferenze dalla corteccia cerebrale responsabili per esempio del vomito che occorre al cospetto di visioni orripilanti." 

Molto interessante, vero? Da questa spiegazione si evince che se si vuole vomitare una soluzione la si trova, in un modo o nell'altro. C'è chi si limita a arrivare al traguardo finale grazie a dosi massicce di alcol (quanta banalità, non trovate?), chi invece decide di variare ogni tanto provando l'ebbrezza dell'intossicazione alimentare (è il caso di chi scrive): sempre di un atto riflesso si tratta. Ma vomitare, vomitare in seguito alla visione di una donna di verde mela vestita che muove i suoi piedi sul pacco del proprio partner per provocargli piacere di fronte a tutti... In questo caso, lasciatemelo dire, il vomito non può essere considerato un mero atto riflesso: il vomito è un'esibizione artistica!

Il giovane era quasi riuscito a esprimere la sua arte fino in fondo, e il sapore di tutta quell'arte aveva sostituito quello del latte al cacao bevuto a colazione.

giovedì 11 settembre 2014

Il momento è giunto

Da tempo so che ormai mi resta solo una chance, una sola, misera chance da sfruttare nel migliore dei modi. L'apprendimento è stato veloce, l'adesione alle regole del gioco non è mai stata messa in discussione; eppure perchè mi deve sembrare così difficile l'attuazione del piano?
Ho passato molto tempo a ponderare sulla fatidica scelta: il momento adatto sembrava sempre prossimo a venire, ma ogni volta, per colpa di un qualche fattore che lasciava in sospeso la mia scelta irreversibile, mi lasciavo andare all'inazione. 
Del resto, è forse da biasimare questo mio comportamento? La gente sa cosa significa assaporare per l'ultima volta quel brivido intenso che ha sancito due volte la differenza tra me e gli altri? La risposta non può che essere no, e questo rende le cose ancora più difficili, perchè riduce fortemente il numero di persone fidate e valide a cui posso chiedere un consiglio in merito. 
La paura nel fare l'ultima mossa non può che essere il riflesso fisiologico del mio organismo in risposta a un terribile pensiero: l'idea di abbandonare una volta per tutte un'arma incredibilmente efficace nel sollevarmi il morale, splendida quanto sottovalutata, gioiosa quanto terribile.
Io non voglio rinunciare a essa, non sono ancora pronto! Il tempo della resa dei conti finale si avvicina però inesorabile, e non c'è più nulla da fare per rimandare indietro il corso degli eventi.
Cosa fare allora? 
Aspettare un segno, e coglierlo nel momento in cui esso arriva per dare un degno epilogo a questa vicenda.
Scrivo le mie memorie qua, caro lettore, perchè è giusto che gli altri sappiano che l'input è stato recepito, e che nulla sarà più come prima.

Mio fratello ha appena deciso di non entrare più su facebook, e per controbilanciare la perdita degli imminenti auguri ricevuti online ho deciso di modificare la mia data di nascita per l'ultima volta consentita, per rendere me e mio fratello minore nati lo stesso giorno dello stesso mese e dello stesso anno, e per essere festeggiati anche negli anni a venire lo stesso giorno: uno in maniera legittima, l'altro da impostore. Caro fratellino, gli auguri da parte di perfetti sconosciuti caduti nel vile tranello saranno il mio regalo di compleanno per te! <3 <3 <3
Cosa dire di me invece? Compierò secondo facebook la quarta volta gli anni durante il 2014: già ho compiuto due volte 24 anni e una volta 92 anni. Rimanendo obiettivi, temo però che sia improbabile che non venga smascherata la truffa... Vabbè: se mi mandate a fanculo diciamo che di certo non si può dire che non me lo sia meritato.

martedì 26 agosto 2014

La mia prima consulenza puccipù

Quest'estate, durante una passeggiata lungo una via di Parigi, ho avuto il piacere di vedere un ratto grande più o meno quanto il mio avambraccio correre al chiaro di luna sul marciapiede. Premettendo che l'avvistamento non è avvenuto mentre mi trovavo in una banlieue/discarica/zona particolarmente disagiata, ma a due passi da Rue de Montparnasse, e che l'agile roditore sembrava provenire da un punto della strada curiosamente occupato da un barbone sdraiato per terra, l'evento ha inizialmente suscitato un banale ribrezzo misto a stupore: in passato avevo sentito elencare più volte e da più persone diverse presunte caratteristiche in comune tra Parigi e Palermo, ma non sapevo che tra queste andasse inclusa pure la cavalcata di animali immondi per le vie del centro (nel capoluogo siciliano ebbi la fortuna di assistere qualche tempo fa a una corsetta blanda di un ratto munito di coppola e cannolo a due passi dal Politeama).

Domanda: questo genere di eventi può cambiare una vacanza?
Risposta: sì, e non solo una vacanza... Questo genere di eventi può cambiare addirttura una vita!!!!!

La vita regala momenti poetici, e l'arte ha il compito di amplificarli e renderli ancora più magnifici: ah, se solo la visione del ratto parigino fosse stata accompagnata dalle note musicali di "La vie en rose"...


Eh sì, caro lettore! Devi sapere che il sottoscritto sta per gonfiare a dismisura il suo conto in banca, e le fortune che sta per costruire derivano in gran parte dal <3 ratto <3 corridore parigino. Come è possibile tutto questo? Ecco servita la spiegazione.

Tutti i cartoni animati visti sin da bambino mi hanno assicurato un lavaggio del cervello di livello ottimale, cosicchè quando penso a un animale, escluse naturalmente certe ripugnanti eccezioni

Qui ci sta bene un "Jingle bells, jingle bells, jingle all the way, anurraidemizzurrai enduansoloversleig, oh!"

come la pupa del punteruolo rosso della palma che adesso anche voi avete imparato ad aborrire... Sì, quando penso a un animale lo immagino nella sua versione disegnata, renderizzata o comunque approvata da Disney, Moige e melevisioni varie: in questo modo, quando io e la mia ragazza rielaborammo l'esperienza appena vissuta, parlando del ratto io pensavo non a lui,

"Love me tender, love me sweet, never let me go"
ma a lui,
"Yo, I'll tell you what I want, what I really really want" "So tell me what you want, what you really really want!"


no, scusate, volevo dire LUI:

"Sono un ragazzo fortunato, perchè mi hanno regalato un sogno..."
Curiosamente Ratatouille è parigino, e non serve essere un membro del Bilderberg per giungere alla seguente conclusione: nel 2007 la Disney Pixar, essendo evidentemente a corto di idee per il suo nuovo film di animazione, ha pensato bene di sfruttare l'infestatore per eccellenza della capitale della Francia per farne il protagonista di una storia che se ne catastrafotte di tutte le norme di igiene esistenti ad oggi... E questa scelta le ha permesso di sbancare il botteghino in tutto il mondo!

Se quindi un ratto con l'intestino in balia di vermi e putridume diventa chef in un ristorante europeo, non vedo perchè la Disney Pixar non debba tenere in considerazione le mie tre bozze di sceneggiatura aventi come soggetti parassiti cittadini e riempirmi le tasche di denaro sonante. Vi do qualche soffiata, in esclusiva solo su "Sul perchè mi faccio crescere i baffi":

-A Milano uno scarafaggio sogna di aprire una filiale di Tecnocasa in corso Buenos Aires, ma la crisi economica e l'incapacità di parlare qualsiasi lingua umana metteranno qualche freno al suo desiderio.
Devo ancora strutturare il proseguimento della vicenda, ma la storia finisce che lo scarafaggio capisce che il linguaggio dell'amore è universale, e parlando col cuore riuscirà a farsi concedere i permessi da Pisapia e a affittare case nella città della Madonnina.

"E sarai un uomo veloce come è veloce il vento, e sarai un uomo vero senza timori, e sarai potente come un vulcano attivo, quell'uomo sarai che adesso non sei tuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuu" 
-Sempre a Milano, un film che tratta il tema dell'immigrazione: una blatta disegna abiti per il suo piccolo marchio familiare, ma gli affari subiscono un grosso arresto quando apre un negozio gestito da bachi da seta senza permesso di soggiorno: il problema è che i nuovi arrivati copiano i vestiti della nostra beniamina e producono i capi d'abbigliamento grazie a manodopera a bassissimo costo non in regola. Inoltre, lavorando senza emettere alcuno scontrino e con il sostegno economico della Triade, i bachi da seta espandono velocemente i loro guadagni, mentre la disperata protagonista decide in concerto con la sua famiglia di dare fuoco alla sua bottega per recuperare qualche soldo tramite l'assicurazione per l'incendio. Succede poi che la blatta si vede negare un prestito dalla banca, ci scappa qualche morto da ambo le parti, le mafie si spartiscono il bottino e poi tutti si ricordano che gli insetti mangiano marciume e non se ne fanno niente dei soldi e dei vestiti, decidendo così di diventare tutti amici condividendo i propri rigurgiti e nutrendosi di essi.


"Le domeniche d'Agosto quanta neve che cadrà, e il parcheggiatore innamorato che verrà, nel mio cuore si sistemerà"

-Storia ambientata a Palermo: il protagonista un parcheggiatore abusivo che, tra una minaccia e una riscossione, sogna di vincere il premio letterario "Mondello" grazie ai brani delle canzoni neomelodiche che compone di sua mano. Nel frattempo arrotonda lo stipendio con qualche estorsione e rapina a mano armata e si gode la sua vita da impunito, ma all'improvviso l'Italia si ricorda di essere uno Stato intransigente con l'illegalità e decide di arrestare lui e tutti gli altri suoi colleghi. La condanna: un eterno versamento di contributi all'Ispettorato delle Tasse.
Per quest'ultimo film temo di doverci lavorare ancora un pò: dal finale appare chiaro che si tratta di un film di fantascienza, ragion per cui andrebbero aggiunti qua e là astronavi e alieni.

domenica 24 agosto 2014

Centrare il punto

Ci tenevo a riportare una citazione letteraria che mi ha particolarmente divertito, ma mi sono venuti alcuni dubbi a riguardo: ho paura che ciò farebbe di me una di quelle persone che cercano di giustificare una presunta superiorità intellettuale grazie a riferimenti culturali random.

Volevo condividere sul blog la citazione perchè la ritengo meritevole di essere letta, anche se forse consigliare di leggere la chiusa di un racconto assai apprezzato è un pò pretenzioso: in fondo, chi sono io per dire cosa è meritevole di essere riportato all'attenzione altrui e cosa no? Mi dico che al lettore probabilmente piacerà come è piaciuto a me, ma con che cognizione di causa posso arrivare a questa conclusione? è sensato apprezzare particolarmente una certa cosa e per questo considerarla bella anche secondo gli altri, come se il proprio gusto si fosse trasformato improvvisamente in un punto di vista oggettivo? Sulla base di queste considerazioni, mi pare chiaro che condividere un passo di un racconto equivale a riconoscere implicitamente la mia superiorità  nel sapere individuare ciò che è prezioso. In pratica, ho paura che condividendo una citazione letteraria vi stia in realtà dicendo: "Le citazioni che siete soliti fare, sempre se ne fate, non sono degne manco di stare dentro un Twilight o un 50 sfumature di grigio... Inginocchiatevi piuttosto alla mia essenza pregna di poesia e conoscenza, schifose merde!"

...

Ma che razza di persona sono??

Tutto questo è particolarmente imbarazzante: in pratica se voglio citare l'epilogo di questo dannato romanzo è come se stessi giustificando il fatto di essere uno stronzo con la puzza sotto il naso!! Appena lo viene a sapere mia mamma che razza di figlio si ritrova...

Che vergogna.

Mamma, a proposito di questo, sono mortificato perchè non te lo meritavi uno come me, ma vorrei giustificare la mia condotta da vanaglorioso. Avere la puzza sotto il naso comporta di certo molti aspetti negativi nelle relazioni interpersonali, e non nego di rimpiangere quel maledetto momento, IL maledetto momento in cui ho fatto la mia scelta: quando ho deciso di diventare uno stronzo per mezzo di una citazione letteraria, non pensavo a quanto dolore potessi darti e di questo non posso fare altro che chiederti scusa, cara mamma.
Mamma! L'onta è grande, ma il fallimento non è tuo, e non è nemmeno totale. Io sono uno stronzo con la puzza sotto il naso perchè ho la fortuna di avercelo, un naso: questo è tutto fuorchè scontato, perchè per esempio quel personaggio di quel suddetto racconto con quell'epilogo particolare non poteva dire lo stesso di sè.
Uno stronzo altezzoso è pur sempre meglio di uno stronzo come tanti altri, e tu hai fatto quanto hai potuto. Poteva andare meglio? Decisamente! Potevo evitare di avere quella sciagurata idea alla base della mia disfatta, è vero... Ma poteva anche andare peggio, e per questo motivo non posso fare altro se non ringraziarti per avere tappato le falle del mio carattere e avermi almeno garantito un naso.


Leggere quanto scritto finora vi ha fatto pensare almeno una volta a una cosa del tipo "Ma che razza di intervento è questo?", ma soprattutto vi è venuto in mente qualcosa del tipo "C'era bisogno di un post del genere per aggiornare un blog fermo da mesi?"
Se è così, ottimo!Vuol dire che ho centrato il punto.



L'epilogo de "Il naso", un racconto del russo Gogol', uno scrittore dal particolare senso dell'umorismo che non so quanto abbia apprezzato l'essere stato tumulato vivo, è il seguente:
"... Ma la cosa più strana, incomprensibile, è come gli autori possano scegliere simili soggetti. Lo ammetto, ciò è proprio inconcepibile, questo decisamente... No, no, non lo comprendo affatto. In primo luogo, non ne viene assolutamente alcun utile alla patria; in secondo luogo... Ma anche in secondo luogo non c'è nessun utile. Semplicemente io non so che cosa voglia dire tutto questo... E tuttavia, nonostante ciò, si può certamente ammettere e l'una e l'altra cosa, e anche una terza, si può persino... Ma poi dov'è che non capitano assurdità? Eppure, comunque la giri, in tutto questo c'è davvero qualcosa. Checchè se ne dica, simili eventi capitano a questo mondo; raramente, ma capitano."